Le news di mercato e il report commodity di luglio

Le news di mercato e il report commodity di luglio

Nel mese il valore si posiziona a 84,80 €/MWh spinto da acquisti crescenti, ridotta offerta eolica e il continuo aumento dei costi di generazione

Continua la crescita del Pun che a giugno sale al valore più alto da ottobre 2012 e al massimo storico per il mese in oggetto, attestandosi a 84,80 €/MWh. È quanto emerge dell’analisi dei dati sul mercato elettrico contenuta nella consueta newsletter mensile del Gme.

Nel dettaglio, il Pun è aumentato di 14,89 €/MWh su maggio (+21,3%) e di 56,79 €/MWh sul 2020 (+202,8%), in un contesto connotato da una ininterrotta ascesa dei costi di generazione, con le quotazioni del gas salite in Italia a 28,41 €/MWh e i costi di emissione al nuovo massimo 52,78 €/ton, da una repentina ripresa degli acquisti (24,4 TWh, rispettivamente +2,1 TWh e +1,8 TWh), attestatisi nell’ultima parte del mese ai massimi dallo scorso anno, nonché da una ridotta offerta eolica al centro meridione.

Livelli particolarmente elevati, si legge nella newsletter, si registrano anche sui prezzi delle principali borse elettriche europee, allineati a 74 €/MWh in Germania, Francia e Svizzera (massimo da novembre 2008 per la prima e da febbraio 2017 per le altre) e con i quali il Nord riduce fortemente il suo differenziale rispetto a maggio.

Restano in netto rialzo, di conseguenza, anche tutti i prezzi di vendita, che vedono un allargamento dei differenziali tra zone centro-settentrionali (82/83 €/MWh, con il Nord ai massimi da settembre 2012, +13 €/MWh su maggio e +60/+61 €/MWh sul 2020) e resto della penisola e Sardegna (87/88 €/MWh, con il Sud ai massimi da dicembre 2008, rispettivamente +16/+19 €/MWh e +64/+66 €/MWh). Queste ultime, in particolare, rimarca il Gestore, risultano penalizzate dalla flessione dell’offerta eolica e, su base mensile, anche dal calo dell’import netto dalla frontiera greca e montenegrina in corrispondenza della chiusura del transito SUD-GREC dall’ultima decade di maggio e di frequenti azzeramenti della capacità anche sul transito MONT-CSUD.

A giugno cresce anche lo spread tra meridione e Sicilia (97,83 €/MWh, massimo da settembre 2014, +27/+75 €/MWh), con l’isola penalizzata anche, in alcuni giorni del mese, dal pesante restringimento del transito con la Calabria, e caratterizzata da prezzi orari saliti fino a 199,1 €/MWh.

Al quarto rialzo annuale consecutivo, l’energia elettrica scambiata nel Sistema Italia sale a 24,4 TWh (+7,9% sul 2020). Torna in doppia cifra l’aumento dei volumi transitati nella borsa elettrica del Gme, pari a 18,5 TWh (+11,6%). Restano in riduzione, invece, le movimentazioni over the counter registrate sulla PCE e nominate su MGP, a 5,9 TWh (-2,2%).

In virtù di tali dinamiche, pertanto, la liquidità del mercato, al 75,8%, pur in lieve calo su maggio (-0,6 p.p.), guadagna 2,5 punti percentuali sul 2020. Lato domanda, gli acquisti nazionali, pari a 24,4 TWh, crescono ancora del 7,9% sul 2020, con incrementi ancora soprattutto al Nord (+13,3%) e sulle isole (+13/15%). Gli acquisti esteri (esportazioni), in calo su tutte le frontiere e pari a 0,2 TWh, restano, invece, in netta contrazione rispetto all’elevato livello di un anno fa (-85,3%).

Lato offerta, a fronte di importazioni più che raddoppiate, pari a 3,8 TWh (+113,5%), soprattutto sulle frontiere francese e svizzera, si osserva una riduzione delle vendite nazionali, scese complessivamente a 20,6 TWh (-1,1%), ma in crescita dello 0,6% al Nord. Il calo delle vendite nazionali risulta trainato dalle fonti rinnovabili (-6,9%), ai minimi degli ultimi quattro anni per il mese di giugno (13,1 GWh, -1,0 GWh sul 2020), e si concentra sull’eolico sceso sul livello più basso da settembre 2019, in particolare al centro meridione e sulle isole.

L’aumento degli acquisti risulta quindi soddisfatto dalla crescita delle vendite da impianti tradizionali (+4,1%), tra cui in evidenza, anche a fronte di costi di emissione ai massimi storici, quella del carbone proprio al centro meridione (+42,3%), intervenuto a compensare il minor apporto rinnovabile. In termini di struttura delle vendite, la quota delle rinnovabili scende al 46,0%, in calo di 2,0 punti percentuali, con l’eolico quasi dimezzato e sceso al 4,0% (-3,5 p.p.), mentre aumentano di oltre un punto percentuale sia il gas che il carbone. L’import netto dell’Italia sale a 3,7 TWh, massimo degli ultimi undici anni per giugno, in decisa crescita sul 2020 (+369,2%).

Continua inoltre, rispetto all’eccezionale 2020, la riduzione del ricorso di Terna al Mercato dei Servizi di dispacciamento ex-ante, sia in acquisto sul mercato a salire (0,9 TWh, -25,1% sul 2020) che in vendita sul mercato a scendere (0,7 TWh, – 23,4%).

2. Chi inquina paga. L’Europa lancia il suo Green Deal

Oggi Bruxelles approverà l’ambizioso Piano verde, un pacchetto di misure per azzerare le emissioni al 2050. Dalle caldaie alle industrie, ogni grammo di CO2 avrà un costo

A Bruxelles lo chiamano il “pacchetto dei pacchetti”. Sono 12 proposte che cambieranno concretamente la nostra vita. È il “Green Deal“, le misure che puntano alla riduzione drastica dell’inquinamento. Emissioni zero nel 2050, meno 55 per cento entro il 2030.

Ma quali misure verranno approvate oggi dalla Commissione europea?

Secondo l’ultima bozza – ancora in fase di discussione – il primo intervento riguarda appunto lo smog da anidride carbonica. Verrà sostanzialmente fissato un prezzo alle emissioni. Lo si farà attraverso il meccanismo degli Ets (Emissions Trading System). Sono una sorta di certificati che danno diritto all’inquinamento. Già esistono, ma verranno regolati in maniera diversa. Scompariranno quelli gratuiti, via via riducendosi nel tempo. Soprattutto verranno estesi a settori prima esenti: oltre alle industrie e alle centrali elettriche, saranno coinvolti trasporti e riscaldamento domestico. Quindi auto, aerei, navi e caldaie. Dunque, si pagherà per inquinare.

Ogni Ets – il cui valore è fissato dal mercato – in questa fase costa circa 50 euro e concede la possibilità di emettere un chilo di CO2. Le simulazioni della Commissione prevedono che il prezzo salga a 90 euro entro il 2030. Quasi il doppio. Un po’ meno per trasporti e case private: dovrebbe attestarsi tra 45 e 80 euro. Tutto questo si ripercuoterà sull’intero mercato dell’energia e di diversi settori industriali.

Per evitare che il prezzo dei prodotti europei salga e li renda poco concorrenziali rispetto ai beni costruiti fuori dall’Unione, si prevederà una sorta di “parificatore” dei prezzi: il carbon border, da applicare alle importazioni dai Paesi che non hanno analoghe discipline antinquinamento.

L’obiettivo finale è la sostanziale elettrificazione del trasporto. Si progetta di impiantare quasi dieci milioni di colonnine per la ricarica elettrica sul territorio dell’Unione. La bozza stabilisce un percorso che dovrebbe portare a ridurre per le automobili le emissioni del 15% entro il 2025 e del 37,5 nel 2030 (al 31 per i furgoni).

Ogni costruttore riceverà un obiettivo che sarà “ammorbidito” in base alla quota di auto immatricolate a basse o zero emissioni. Un dato su cui la discussione è ancora intensa riguarda la riduzione di inquinamento nel 2035: adesso è fissata al 65%, il che equivarrebbe ad eliminare per quella data le vetture a benzina e diesel. Il nucleare verrà inserito tra le energie pulite ma non verrà incentivato. E saranno stabilite nuove regole per definire l’idrogeno verde, cioè senza alcuna forma di inquinamento.

Viene creato un nuovo Fondo, quello Sociale per il cambiamento climatico, dotato ogni anno di 8 miliardi di euro. In larga parte sarà finanziato proprio dall’aumento dei prezzi degli Ets, ma soprattutto non avrà scadenza. L’obiettivo è compensare il probabile impatto economico del “pacchetto”, in particolare sulle famiglie.

I privati sono più esposti perché saranno chiamati, ad esempio, a cambiare vettura, pagare di più la benzina o rivedere il riscaldamento della propria casa. Il Fondo finanzierà tutte le forme di ammodernamento che riguarderanno anche il “pubblico”. I comuni potranno accedervi per rinnovare il parco autobus. Il tutto si affiancherà ai finanziamenti del Recovery e al Bilancio europeo che prevede per questo specifico capitolo altri 600 miliardi.

Nel pacchetto si contemplano investimenti a tutela dell’ambiente per oltre 400 miliardi l’anno, circa il 3 per cento del Pil europeo. Saranno concordate alcune agevolazioni fiscali, i cui termini però saranno fissati dai governi nazionali. La Commissione ha effettuato alcune simulazioni sulle conseguenze dei provvedimenti, sul costo dell’energia e sull’occupazione. Potrebbe infatti esserci uno shock iniziale sulla bolletta.

Secondo gli studi, il prezzo dell’elettricità si attesterebbe a 162 euro a megawatt se il Green Deal non venisse approvato e a 166 euro dal momento in cui entrasse in vigore. Uno scostamento giudicato non allarmante. Il risparmio sull’acquisto di carburanti fossili sarebbe di circa 90 miliardi.

Fari puntati anche sull’occupazione. Secondo le elaborazioni non ci sarebbero conseguenze: si prevede una forchetta tra -0,3% e +0,3%. Stesso discorso per il Pil: con una forchetta, nel 2030, tra -0,2% e +0,5%. 

3. Terna, l’idrogeno e la regolazione

A margine della presentazione del Piano di sviluppo si è affrontato anche il tema delle attività di mercato di operatori regolati nel corso della conferenza stampa di presentazione del Piano di sviluppo di rete di Terna

Si è partiti dal tema idrogeno.

“Non abbiamo alcuna intenzione di realizzare installazioni di produzione di idrogeno”, ha detto l’a.d. Stefano Donnarumma rispondendo a una domanda della Staffetta. “L’unica possibilità è la sperimentazione di sistemi di accumulo di idrogeno insieme a Snam, cosa di cui stiamo studiando la possibilità. Per noi è una delle possibili soluzioni tecnologiche di accumulo energetico. Ad oggi le regole del gioco non prevedono che saremo noi a gestire i sistemi di accumulo, poi vedremo l’evoluzione del sistema quale sarà”.

A una seconda domanda sull’auspicio di un cambiamento del quadro regolatorio, Donnarumma ha risposto:

“Come sono felice della sua domanda! Grazie all’attenzione e alla serierà del regolatore l’Italia ha sempre sostenuto lo sviluppo della rete che è fra le strutture più solide, meglio gestite e più all’avanguardia del mondo. Questo ci viene assolutamente riconosciuto a livello internazionale ed è stato possibile grazie al fatto che negli ultimi 15-20 anni si sono potuti fare investimenti sempre maggiori e più importanti grazie al framework regolatorio”. Credo – ha aggiunto Donnarumma – che Arera terrà sempre in considerazione la centralità e l’importanza dei nostri investimenti. Anche perché l’obiettivo 10 congiunto con Arera è garantire benefici di sistema. Se i nostri piani sono approvati da Arera è perché garantiscono benefici di sistema”. L’a.d. ha poi fatto un esempio concreto sul costo degli investimenti regolati in bolletta: “una riduzione del 25% della remunerazione dei nostri investimenti genererebbe meno dell’1% di costo in meno in bolletta. Non avrebbe quindi grande senso impattare pesantemente sulla nostra regolazione”. Insomma, “dobbiamo e possiamo accompagnare insieme il rinnovo del metodo di regolazione, in ottica sempre più totex e output based, e su questo stiamo lavorando”.